21 Maggio 2026
Grandi infrastrutture, project financing e modelli di governance: il confronto tra sistema italiano e best practice internazionali
Una serata COBATY Italia dedicata all’attuazione delle grandi opere pubbliche, tra criticità nazionali, casi studio internazionali e possibili percorsi di riallineamento europeo.
In occasione dell’incontro promosso da COBATY Italia, si è svolta una serata di approfondimento dedicata al tema dell’attuazione delle grandi infrastrutture pubbliche, con particolare attenzione al confronto tra il sistema italiano e le esperienze maturate in ambito europeo e internazionale.
L’incontro ha visto gli interventi di Andrea Simonini, ingegnere dei trasporti, RUP di grandi infrastrutture e dirigente della Pubblica Amministrazione, e di Angelo Bianchi, ingegnere civile, PMP®, procurement specialist e contract engineer con ampia esperienza in progetti infrastrutturali internazionali finanziati da Unione Europea, BEI, BERS e Gruppo Banca Mondiale.
La serata è stata resa possibile anche grazie al contributo di Pietro Bembo, che ha presentato i relatori e favorito un’occasione di confronto di alto profilo per i soci e i professionisti presenti.
Il tema della serata: grandi opere e capacità attuativa
Il centro del dibattito ha riguardato una domanda cruciale per il settore delle costruzioni e delle infrastrutture: il sistema italiano è oggi realmente attrattivo e competitivo per i grandi operatori europei?
Attraverso il confronto tra un caso italiano e un caso internazionale, i relatori hanno evidenziato come la qualità di una grande opera non dipenda esclusivamente dalla progettazione tecnica o dalla disponibilità delle risorse finanziarie, ma anche — e soprattutto — dalla struttura del processo attuativo.
Governance, procurement, ruolo del RUP, autonomia della Direzione Lavori, controllo del programma lavori, gestione delle varianti e prevenzione del contenzioso sono elementi determinanti per la riuscita di un’infrastruttura complessa.
Il caso italiano: il Progetto Quadrilatero Marche-Umbria
Il caso studio italiano ha riguardato il Progetto Quadrilatero Marche-Umbria, con particolare riferimento al tratto SS77/Var Foligno–Pontelatrave, parte dell’itinerario Foligno–Civitanova Marche.
L’intervento, di grande rilevanza economica e sociale, ha previsto la realizzazione di un’infrastruttura strategica finalizzata a migliorare il collegamento tra dorsale adriatica, Appennino, Umbria, Marche e principali assi di connessione verso Roma, Firenze e la costa tirrenica.
Il caso ha consentito di analizzare alcune criticità tipiche del modello italiano di attuazione delle grandi opere: tempi autorizzativi complessi, ruolo non sempre adeguatamente supportato del RUP, Direzione Lavori spesso sottodimensionata rispetto alla complessità dell’intervento, nonché difficoltà nella gestione del contenzioso e delle non conformità.
Il caso internazionale: infrastruttura autostradale cofinanziata da UE, BEI e BERS
Il confronto è stato poi esteso a un caso internazionale relativo alla realizzazione di una nuova infrastruttura autostradale di circa 28 km, cofinanziata da Unione Europea, BEI e BERS, sviluppata secondo standard europei e gestita mediante strumenti contrattuali e organizzativi riconducibili alle migliori pratiche internazionali.
Particolare attenzione è stata posta al modello di supervisione dei lavori, alla struttura del team tecnico, alla centralità del Work Programme dell’impresa e alla presenza di figure indipendenti di controllo tecnico, capaci di supportare il committente nella gestione di varianti, tempi, costi e qualità esecutiva.
Il confronto ha evidenziato una differenza sostanziale: nei modelli internazionali più evoluti, la gestione del processo è fondata su team multidisciplinari, strumenti di programmazione dettagliati, responsabilità chiaramente definite e organismi tecnici indipendenti. Nel sistema italiano, invece, tali elementi risultano spesso meno strutturati o non sufficientemente valorizzati.
RUP, Direzione Lavori e Work Programme: tre nodi centrali
Uno dei temi più rilevanti emersi durante la serata riguarda il ruolo del RUP, figura che nel contesto europeo e internazionale può essere assimilata al Project Manager del committente pubblico.
Per le grandi infrastrutture, tuttavia, il RUP non può essere lasciato solo. Deve essere supportato da una struttura tecnica adeguata, una vera Project Management Unit, selezionata con criteri di competenza e indipendenza, capace di accompagnare l’intero ciclo di vita dell’opera.
Analoga attenzione è stata dedicata alla Direzione Lavori, che dovrebbe essere dotata di risorse, autonomia funzionale e competenze proporzionate alla complessità dell’intervento. Una DL efficace non può limitarsi a una verifica ex post, ma deve operare come presidio tecnico continuativo, capace di prevenire criticità, ritardi e contenziosi.
Altro punto centrale è il Work Programme, inteso non come semplice cronoprogramma formale, ma come vero strumento operativo di controllo dell’avanzamento dei lavori, delle risorse impiegate, delle sequenze esecutive e delle interferenze.
Verso un riallineamento alle best practice europee
Dalla discussione sono emerse alcune indicazioni chiare per il miglioramento del sistema italiano di attuazione delle grandi infrastrutture:
- rafforzare il ruolo del RUP, prevedendo un supporto tecnico stabile e qualificato;
- definire requisiti più stringenti per la Direzione Lavori;
- valorizzare il Work Programme come strumento primario di controllo dell’esecuzione;
- garantire maggiore indipendenza e autorevolezza agli organismi tecnici di supporto;
- migliorare la qualità dei contratti di lavori, rendendoli più chiari, gestibili e coerenti con le best practice internazionali;
- ridurre le condizioni che generano contenzioso, ritardi e aumento dei costi.
Il confronto ha quindi messo in evidenza la necessità di un cambio di approccio: non basta finanziare le opere, occorre costruire modelli organizzativi in grado di realizzarle nei tempi, nei costi e con la qualità attesa.
Un confronto necessario per il futuro delle infrastrutture
La serata COBATY ha offerto un contributo importante al dibattito sulle grandi opere pubbliche, ponendo al centro il tema della capacità attuativa del Paese.
Per architetti, ingegneri, tecnici, amministratori pubblici, imprese e professionisti del settore, il confronto tra modello italiano e modelli internazionali rappresenta un’occasione preziosa per riflettere su come rendere il mercato delle infrastrutture più efficiente, competitivo e aperto alla partecipazione qualificata degli operatori europei.
COBATY Italia conferma così il proprio ruolo di luogo di confronto tra professionisti della costruzione, dell’urbanistica e dell’ambiente, promuovendo una riflessione concreta sui temi che incidono direttamente sulla qualità delle opere pubbliche e sulla trasformazione del territorio.
Materiali della serata
La presentazione illustrata durante l’incontro è disponibile per i soci COBATY nell’area riservata.
